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Antigelività. È la resistenza al gelo di un materiale ceramico. La proprietà dipende dalla distribuzione dimensionale dei pori, dalle forme geometriche dei capillari, dal modulo elastico, dalla resistenza a flessione e da altri fattori legati al ciclo produttivo.

Argilla. Le sue caratteristiche più importanti sono: plasticità, indurimento durante l’essiccamento, acquisizione di una forma rigida dopo la cottura, ritiro durante l’essiccamento e la cottura, colore variabile in funzione del ciclo di cottura.

Bicottura. Si suddivide in “bicottura rapida“, con entrambi i cicli termici generalmente inferiori a un'ora in forni a rulli, e "bicottura lenta o tradizionale" in cui entrambi i cicli termici sono di alcune ore.

Cottura. Consiste generalmente nel sottoporre il pezzo ceramico a elevate temperature per un tempo sufficiente (da qualche minuto a qualche giorno) affinché avvengano nel corpo ceramico le reazioni desiderate. La cottura completa del pezzo e dei suoi rivestimenti vetrosi o decorazioni può comprendere più di un ciclo termico, ciascuno dei quali avviene, nella generalità dei casi (ma non necessariamente), a temperatura inferiore rispetto al ciclo termico precedente. I cicli di cottura possono quindi dar luogo a monocottura, bicottura, terzo fuoco.

Grès. Ceramica con impasto vetrificato, bianco o colorato, priva di smalto. Appartengono a questa categoria anche il klinker, il grès salato e i grès fini per uso domestico.

Grès porcellanato. Piastrelle ottenute per pressatura, con porosità totale molto bassa, costituite da un impasto chiaro che può essere anche uniformemente colorato o variegato per mezzo di miscele di polveri e granuli di diverse dimensioni e colori. La composizione dell’impasto è molto simile a quella di un grès chiaro ma le materie prime sono selezionate in modo di contenere al minimo la percentuale di ossido di ferro. L’impasto è pressato con carichi specifici superiori del 50% rispetto al grès chiaro smaltato. La cottura è condotta con cicli inferiori a un'ora e temperature intorno a 1200°C. Le piastrelle possono essere anche lucidate, prima o dopo la posa in opera, in modo da esaltarne le qualità estetiche. È resistente al gelo, agli acidi e alle basi e ha un’elevata resistenza meccanica. È un prodotto che ha trovato ampia diffusione nel panorama industriale delle piastrelle, in cui sono presenti anche tipi con leggere applicazioni di smalto e/o serigrafie che consentono un’ulteriore rivalutazione estetica del prodotto.

Impasto. Miscela omogenea formata dai componenti del corpo ceramico dopo le operazioni di macinazione e miscelazione; in base al contenuto di acqua può assumere l’aspetto di una polvere granulata per pressatura, di un liquido denso per colaggio, detto barbottina, o di una pasta per la lavorazione plastica.

Klinker. Mattonetti o piastrelle di piccolo formato ed elevato spessore il cui impasto composito è costituito da argille e caolini di poco pregio, fondenti feldspatici e materie non plastiche.
Si differenzia dal grès per l’eterogeneità della pasta e per la minore vetrificazione ma è ingelivo, inalterabile all’attacco chimico e con una notevole resistenza meccanica alla flessione. I prodotti sono ottenuti per pressatura o estrusione e sono cotti a oltre 1200°C con cicli di alcune ore. È usato per pavimentazioni di esterni o di interni. Il klinker ha avuto origine in Germania intorno al 1930 e tale paese ne è ancora il maggior produttore.

Monocottura. La piastrella ceramica viene sottoposta a un solo ciclo termico durante il quale avvengono tutte le reazioni chimiche e fisiche per ottenere le caratteristiche finali desiderate.
L'uso di tale termine è divenuto ormai peculiare e quasi esclusivo della produzione di piastrelle ceramiche, anche se in effetti cicli di monocottura si trovano in altri settori produttivi affini come, per esempio, nei refrattari, nei sanitari e nei laterizi. Un processo di monocottura applicato alla produzione di piastrelle è generalmente rapido (inferiore a un'ora) mentre negli altri settori sono realizzati i cicli termici di più lunga durata (anche di alcuni giorni).

Piastrella. La Norma UNI EN 87 definisce così le piastrelle ceramiche: "Sottili lastre prodotte con argille, silice, fondenti, coloranti e altre materie prime minerali, che sono normalmente usate per ricoprire pavimenti, pareti e facciate. Esse sono prodotte mediante macinazione, stacciatura, miscelazione, umidificazione, ecc. e sono formate per pressatura, estrusione, colaggio o altri procedimenti generalmente a temperatura ambiente. Sono poi essiccate e successivamente cotte a elevata temperatura. Le piastrelle possono essere smaltate, non smaltate, oppure ingobbiate, sono incombustibili e inalterabili alla luce".

Smaltatura. Applicazione sul pezzo ceramico del rivestimento vetroso che dopo cottura costituisce la superficie esterna e/o interna.

Smalto. Strato vetroso sottile che è stato applicato o formato sul pezzo ceramico e sottoposto a un ciclo termico di cottura. Esso è costituito da una miscela di materie prime che ha la proprietà di trasformarsi in uno strato vetroso continuo quando sottoposto a un ciclo termico di cottura. Lo smalto può essere di diversi tipi che sono sinteticamente riportati nelle voci successive.

Terzo fuoco. Questo termine era inizialmente destinato a descrivere un ciclo termico condotto a una temperatura massima non superiore a 800°C. La definizione di terzo fuoco era originata dal fatto che gli oggetti ceramici avevano già subito una prima cottura del corpo ceramico e una seconda cottura dello strato di smalto. Il terzo fuoco era destinato, quindi, alla cottura delle decorazioni finali nella produzione di vasellame, stoviglie e, più recentemente, delle piastrelle ceramiche.
Nel caso di piastrelle è usato soprattutto per i cosiddetti "pezzi speciali", attraverso tecniche volte a conferire alle piastrelle stesse un apprezzabile effetto estetico.

 

 
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